Cibo e letteratura


A partire dal saggio di Brillat Savarin Fisiologia del gusto che ancora oggi è un miniera di stimoli, suggestioni, consigli per una vita di emozioni sensoriali.

Uso a frequentare lo sfavillante mondo parigino, passato indenne attraverso la rivoluzione francese prima e la restaurazione dopo, (nasce nel 1755 e muore nel 1826), diplomatico, magistrato e musicista, Brillat affronta l’argomento dalla sua angolazione di gourmet raffinato:

Il gusto sembra avere due funzioni principali: 1) attraverso il piacere, ci invita a compensare le perdite incessanti che subiamo ad opera della vita; 2) tra le varie sostanze che offre la natura, ci aiuta a scegliere quelle più atte a servire da alimento.

Parole che ci danno uno spaccato gioioso ed effimero al contempo della vita. Alla base, una filosofia di vita che si esplica meglio quando Brillat, in modo cavilloso, distingue tra il piacere di mangiare, come “sensazione attuale e diretta di un bisogno che si soddisfa” e il piacere della tavola , come “sensazione riflessa che nasce da diverse circostanze di fatti, di luoghi, di cose e di persone che accompagnano il gusto”. E se il piacere di mangiare, comune a noi e agli animali, presuppone soltanto la fame e ciò che occorre per saziarla, il piacere della tavola è particolare alla specie umana in quanto suppone delle cure antecedenti per preparare il pasto, per la scelta del luogo e per la riunione dei convitati.

Il piacere di mangiare esige, se non la fame, per lo meno l’appetito: il piacere della tavola è quasi sempre indipendente dall’uno e dall’altro…

I pensieri di Brillat ci introducono in un mondo dove il gusto è una sorta di deus ex machina, che guida le nostre azioni e influisce sui nostri pensieri, che agisce sulla psiche affiancato da dei minori quali i sapori e gli odori. Da questo cocktail ben misurato, nasce quel senso di benessere che pervade il corpo dopo un buon pasto. Ma quali sono i confini tra il gusto e l’olfatto? A questo quesito ci risponde Isabel Allende nel suo bellissimo Afrodita, una sorta di percorso culinario tra i sensi che diventa un viaggio alla ricerca del “tempo perduto” e del “tempo ritrovato”:

I due sensi sono inseparabili…. Dal punto di vista evolutivo, l’olfatto è il senso più antico. E’ preciso, rapido, potente e si incide nella memoria con tenace persistenza; da qui il successo dei profumi, il cui segreto è usare sempre lo stesso fino a trasformarlo in un marchio personale e inalienabile, un elemento che ci identifica.

Francesco Fluvio Frugoni, nei suoi Ritratti critici pubblicati nel 1669, dipinge in chiave parodistica la fonte del piacere che è la gola e la vede come una bella donna dalle tante facce, soprattutto ingegnosa ed artista, sensuale ed epicurea. Dalla gola dunque dipartono i sentieri del piacere, dell’ eccitazione creativa. In poche parole, tutto!

Cetta Berardo

Credits: Edouard Manet, Le Bar aux Folies-Bergère ( 1881-82) Courtauld Institute Galleries, London


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