Food Halls


Fare un salto oggi alle Halles sperando di trovare i carré di girello o i piedi di vitello citati da Proust potrebbe deludere profondamente. Les Halles di Parigi sono ormai un quartiere che ha perso ogni charme gastronomico, figuriamoci letterario. Fortunatamente Marcel Proust ha consegnato alla storia il ritratto succulento e vivido di ciò che oggi non esiste più. In altre città del mondo continuano ad esistere accanto ai moderni templi della gastronomia alcuni tra i mercati coperti più pittoreschi e più affascinanti.

Non posso non citare la mia città, Torino, capitale dell’enogastronomia italiana che mantiene il suo primato anche grazie al mercato di Porta Palazzo con i suoi padiglioni coperti e le sue bancarelle all’aria aperta. Di esso si dice sia il più esteso d’Europa. In zona è nata la Cirio (azienda conserviera che molti credono napoletana) che forniva a Camillo Cavour i primi cibi in scatolette per i soldati che combattevano nella lontana Crimea.

Dalla parte opposta della città è nata la food hall contemporanea più famosa del mondo già esportata persino a Tokyo: Eataly. Si trova al Lingotto nella storica sede della Carpano e vale il viaggio come novella Eurodisney del palato. Recentemente è stato pubblicato il libro intervista del suo patron: Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly di Anna Sartorio, Editore Sperling & Kupfer (collana Varia. Economia).

Ma per i nostri amici viaggiatori consiglio una puntata a Stoccolma, capitale della Svezia, alla Östermalms Saluhall in un bellissimo palazzo che ha aperto i battenti nel lontano 1888 e da quel momento è diventato il luogo del buon cibo alla svedese (niente a che vedere con I piatti proposti da Ikea!): pani nati da miscele di cereali di ogni tipo, pesce e crostacei del Mare del Nord, carni di renna, bacche del Polo Nord, banchi e ristoranti dove degustare sul luogo le prodezze culinarie di celebri chef locali. In coda, democraticamente, casalinghe, impiegati, manager, membri della famiglia reale e tanti curiosi. Quale suggestione si può dare a chi visiterà questo delizioso posto? La prima che mi salta alla mente è il magnifico affresco famigliare di Ingmar Barman, Fanny e Alexander, il film più svedese che ci sia e quello più ricco di sapori e profumi della Svezia calda e accogliente anche sotto la neve.

Per chi ama climi più torridi la proposta giusta è Singapore. E’ la città dei food center, ce ne sono ben 120 sparsi su tutto il territorio urbano (noti anche come hawker centres) per un totale di ben 17000 bancarelle dove ordinare le specialità locali e consumarle in loco. I più famosi Newton Circus Food Centre, Maxwell Food Centre, Chinatown Food Street, Lau Pat Sat Festival Market e l’ East Coast Lagoon Food Village. Ma ce ne sono tanti anche nei vari centri commerciali che rendono famosa la città. I più curiosi possono anche provare le specialità cucinate nei kopitiam e cioè i locali coffee shop. Ma i più sofisticati possono andare sulle tracce di William Somerset Maugham, il grande scrittore e drammaturgo britannico, e se non proprio soggiornarvi, almeno fermarsi per alcune ore nel grandioso Raffles Hotel, dalla candida architettura coloniale, dalla celebre tea room e nel cui bar viene ancora servito l’originalissimo Singapore Sling, il cocktail creato dal barman Ngiam Tong Boon nel 1915 proprio al Raffles Hotel.

Ecco la composizione:

4.0 cl di gin, 2.0 cl di Cherry Brandy, 0.5 cl di Cointreau, 0.5 cl di DOM Benedictine, 1.0 cl di granatina, 8.0 cl di succo d’ ananas, 3.0 cl di succo di limone fresco, 1 spruzzo di Angostura bitter

e la preparazione:

ponete tutti gli ingredienti in uno shaker con cubetti di ghiaccio. Shakerate, servite in un bicchiere di tipo highball e guarnite con ananas ed una ciliegina al maraschino.

Somerset Maugham ha raccontato con cinica ironia il declino dell’impero coloniale britannico ambientando le sue opere spesso in Cina, Polinesia,Malaysia, Singapore o nelle isole dei Mari del Sud, descrivendo le passioni, gli scandali e i delitti consumati da una classe di funzionari inglesi irrigiditi dall’ipocrisia della loro “buona educazione”. Tra i suoi racconti più celebri vi consiglio di leggere Pioggia (1936), L’albero della Casuarina (1926), Racconti dei Mari del Sud, tra i romanzi consiglio Il velo dipinto (1937). La sua prima visita al Raffles Hotel è del 1921e una delle suite porta il suo nome. Egli ha firmato il soggetto di numerosi film tra i quali : Il velo dipinto, La diva Julia – Being Julia e Il filo del rasoio.

Per concludere un pizzico della sagacia del nostro autore: “A un pranzo di gala uno dovrebbe mangiare con saggezza ma non troppo bene, e parlare bene ma non troppo saggiamente”

Luca Glebb Miroglio


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.