Il sacro pane


Dai pani cerimoniali della Creta minoica che celebravano la fecondità della Grande Madre ai tanti pani che, ancora oggi, la civiltà contadina dedica ai suoi Santi protettori, è possibile rintracciare un filo rosso che ci riconduce al grande alveo spiritual-culturale mediterraneo.

Una civiltà “agricola” fondata su quella che è stata definita la “sacra triade” mediterranea: il grano, la vite, l’ulivo. Dal “sacro” grano al “sacro” pane: il cammino della civiltà si snoda tutto in questo solco.

Da frutto della terra ad alimento del genere umano, il pane assurgerà a simbolo di civiltà, “icona” di un mondo che, uscito dal caos primordiale, intraprende il suo cammino evolutivo. “Mangiatori di pane” chiama Omero i popoli civilizzati, contrapponendoli ai “barbaroi”, ai popoli selvaggi “mangiatori di ghiande”.

Tra i tantissimi pani votivi che i greci di ieri e di oggi dedicano alle loro deità, abbiamo scelto il “Xristopsomo” o “pane di Cristo”, in quanto compendia in sé molti elementi significativi di quel sincretismo pagano-cristiano di cui è pervasa la nostra cultura occidentale. Antichissimo pane cretese, di origine minoica, fa, ancora oggi, la parte del leone sulle tavole natalizie della Grecia rurale. La sua confezione è tutta una liturgia: l’impasto, la lievitazione, la cottura in forno seguono un cerimoniale ben preciso, immutato nei millenni, segnato da benedizioni e formule scaramantiche. Per panificare si usa la “alousìa”, una miscela di acqua e cenere, dalle proprietà purificatorie e vivificanti. Acqua e cenere sono due elementi primordiali, che incarnano l’energia vitale del cosmo.

Prima di essere riposto a lievitare nella madia, le massaie incidono un segno di croce sull’impasto di acqua e farina. Una volta preparati i pani, sulle singole forme viene incisa una “X”, quale iniziale della parola “Xristos”. Al centro di ogni “pane di Cristo” viene inserita una noce, frutto “cosmico”, legato alla Grande Madre, simbolo di vita e di rinascita. Una volta cotto nel forno a legna, viene spazzolato con un ramo di ulivo, altra pianta “cosmica”, legata ad Athena, divinità fondatrice della “grecità”. Soltanto al “pater familias” è riservato il diritto di tagliare il “Xristopsomo”. Nel giorno di Natale, mentre tutta la famiglia è in piedi intorno alla tavola, il capofamiglia, come un antico sacerdote, incide il pane, formulando gli auguri di pace e di prosperità. Ogni membro, prima di mangiare la sua porzione, si fa un segno di croce, pronunciando “kronia pollà”, la tradizionale formula augurale greca che vuol dire “lunga vita”.

Ivana Tanga

Foto: Caravaggio, La cena di Emmaus 1606, Pinacoteca di Brera, Milano


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