Il cavoletto di Bruxelles

domandaBLOG:

Fotografie, ricette, cucine, libri… gli ingredienti del tuo blog sono tanti. Quanta Sigrid c’è nel Cavoletto di Bruxelles?

Bhe, modestamente, facciamo pure il 99% va 🙂 No oddio, un percento solo al webmaster forse è un po’ poco (se fosse per lui col cavolo che starebbe in piede il blog :-), però rende l’idea, no? Insomma il cavoletto è una specie di one man show, ed è proprio questo che mi piace tanto, nel fare il blog, il fatto che non sia un lavoro, il fatto di non aver conti da rendere che a te stesso, di non avere caporeddattori, direttori editoriali e grafici che magari la pensano in modo diverso al tuo. Il cavoletto è quindi uno spazio di libertà quasi assoluta, con spazio anche alla critica, per carità, basta sia costruttiva, insomma, sul blog dove posso dire e fare e inventare quel che mi piace al momento, e senz’altro è anche un laboratorio in cui lavoro, imparo, mi diverto, sbaglio, correggo, cresco, una specie di bottega rinascimentale ma virtuale in cui gli insegnanti sono i libri, la pratica, e i consigli dei passanti che sbirciano dentro.

domandaWEB

Il tuo portfolio come fotografa parla di food, di cucina, chef e ristoranti. Perchè, per come e per dove si fotografa il buon cibo?

Ma come faccio in 5 righe a rispondere a una domanda così complessa??!! Dunque, cerco di fare sintetico. Perché: perché il buon vecchio ‘una immagine vale più di – quante erano già? – tot parole, è sempre più vero al giorno d’oggi in cui tutto è veloce, un colpo d’occhio può dire davvero molto e anticipa e completa il testo, la ricetta, il racconto, il luogo, la persona, la cucina. Per come: come come? behm, con una macchina fotografica, delle schede memoria, degli obiettivi, direi… :-)) Per dove: in studio o fuori, ovunque c’è vita c’è cibo, e il secondo permette quasi sempre di avvicinarsi e di raccontare la prima, intimamente. In termini di ristoranti il dove diventa: ovunque ci sia intelligenza e amore per l’artigianato, laddove non ci si scorda mai che il cibo intanto serve a nutrire, ad accomunare esseri umani intorno a un tavolo, creare l’occasione sociale, il benessere fisico, laddove c’è cura del buono e del bello, che si trati di cucina tradizionale o innovativa, alta, il pressupposto di partenza è lo stesso, e non è mica da tutti 🙂

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Consigli per i 5 finger food che non possiamo perderci

Ma non ci stanchiamo mai di parlare di ‘sti fingerfood? Ecco, intanto se posso fare la profeta in patria direi che per il 2009, basta finger food, su, passiamo ad altro 🙂 Per il resto, se proprio ci tenete, vi dico cinque amorini di finger food che ancora non mi sono stancata di propinare, anzi: crostini con crema di mascarpone pepato e fichi freschi con sciroppo di balsamico; polpettine fritte di baccalà, patate e vaniglia; crostatine di sfoglia con pomodorini confit e senape all’antica; spiedini di cubetti di tonno crudo marinato con erbe fresche e lamponi; biscottini parmigiano e paprika affumicato. Può andare? (t’è venuto fame almeno? 🙂

domandaCOMPLETALAFRASE

Per te Leggere è un gusto…

Mmm… te la cambio missà: leggere precede il gusto, e il gusto per la lettura, come quello per il cibo, si costruisce piano, si affina nel tempo, e in finis scegliere e fagocitare libri e piatti può diventare un esercizio di estrema raffinatezza e di grande godimento 🙂

Il blog di Sigrid: Il cavoletto di Bruxelles

Le foto di Sigrid

microintervista a cura di Davide Nonino

Food Blogging è la rubrica che Leggere è un gusto! condivide con i blogger che ogni giorno scrivono di buona cucina.


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