La margherita


In latino il sostantivo margarita vuol dire, come in greco, “perla” e questo significato perdura nell’italiano antico, come ci attestano Dante nel Convivio e il Sacchetti nel suo Trecentonovelle. Per il passaggio dal linguaggio dei lapidari a quello botanico bisogna arrivare al Cinquecento, per la precisione a quando viene pubblicato il poema didascalico (in sei libri di endecasillabi sciolti) La Coltivazione di Luigi Alemanni (1495-1528), che dedicò la sua opera, pur stampata a Firenze nel 1546, a Francesco I di Francia, perché era là esule, in quanto inviso ai Medici. Qui il bianco fiorellino dei prati, che tra poco inizierà a rallegrare tutte le nostre regioni, viene annoverata tra quei fiori che

…senza odor fan vago il manto

Del dolcissimo April, ridente in croco,

L’immortal amaranto, il bel narcisso,

Et chi al fero leon che mostre il dente

Rabbioso per ferir sembianza porta.

Poi dipinti suoi crin di latte,& d’ostro

Le margherite pie che invidia fanno

Al più pregiato fior del nome solo

Ch’oggi ha colmo d’honor la Sena e l’Hera.

(V, 605-613)

Ben presto la margherita fu investita di valori simbolici assai precisi: l’umiltà, l’innocenza, la mite fierezza, la grazia contenuta che aborre l’ostentazione e il protagonismo. Di questi significati si fa interprete Giovanni Pascoli, che usa per indicarle il nome pratelline, in relazione alla loro grande diffusione nei prati, fino, talvolta, a ricoprirli:

Chi vede mai le pratelline in boccia?

Ed un bel dì le pratelline in fiore

empiono il prato e stellano la roccia.

Chi ti sapeva o bianco fior d’amore

chiuso nel cuore? E tutta, all’improvviso,

la terra nera ecco mutò colore.

Sono pensieri, ignoti già, che in viso

rimiran ora, ove si resti o vada;

nati così, dall’ombra di un sorriso

di stella o da una goccia di rugiada.

(Bella perennis vv. 1-10, in Nuovi poemetti)

Le margherite dei prati, raccolte in piccola quantità, possono essere sfogliate e i loro petali aggiunti ad una selvatica insalata primaverile di tenere foglioline di tarassaco, di rucola, di malva, di cicoria, di borragine, di piantaggine e di altre erbe di uso locale. Ma, se abbiamo la pazienza di raccogliere un bel po’ di capolini, possiamo anche preparare piatti più importanti e sostanziosi, come quest’ottima zuppa.

Zuppa di margherite

Ingredienti per 4 persone

100 g di capolini di margherite dei prati

1 porro

1 grossa patata lessa ridotta in purea

un litro di brodo vegetale o di carne

dadini tostati di pane casereccio

olio

sale

Esecuzione

Tritare con la mezzaluna le margherite, lasciandone da parte una decina intere. Farle bollire per pochi minuti nel brodo. Tritare il porro, stufarlo in poco olio, unirlo alle margherite con la purea di patate. Cuocere per una decina di minuti mescolando, servire con i dadini di pane leggermente tostati o fritti nel burro. Condire con sale e una spolverata di parmigiano grattugiato.

di Rosa Elisa Giangoia


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