Lei mi fa specie


E’ arrivato il grande giorno, il 12 febbraio, in cui si celebra il secondo centenario della nascita di Charles Robert Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) e tutto il mondo ha organizzato per questo anno darwiniano mostre e convegni.

Persino quel po’ di scimmia che c’è in ognuno di noi si commuoverà a pensare al grande inglese che con la sua teoria dell’evoluzione ci ha imparentati con gli scimpanzè.

L’origine della specie del 1859 è il frutto di quel lungo viaggio durato 5 anni intorno al mondo a bordo della nave Beagle che lo portò a circumnavigare il Sud America e toccare, come tutti ben sanno, le isole Galápagos e poi l’Australia.

I fringuelli che abitano quelle isole lontane insospettirono Darwin perché gli sembravano solo dei fringuelli ma erano diversi per aspetto e dieta e così, poiché uno più uno fa due, mettendo insieme la teoria sulla popolazione proposta alcuni decenni prima da Thomas Malthus, egli elaborò il concetto di evoluzione della specie secondo cui nell’ambito di una stessa specie la lotta per l’esistenza permette solo agli individui migliori di raggiungere lo stato adulto e riprodursi.

Ma se diamo retta alle cronache dell’epoca, Darwin era uno strano personaggio in termini di abitudini alimentari.

Studente a Cambridge fu presidente del Glutton Club (letteralmente il Club dei Ghiottoni) che si riuniva settimanalmente allo scopo di assaggiare i tipi più strani di carni, come il gufo o la civetta,accompagnate da fiumi di porto.

Esplorando mari e continenti in viaggio sul Beagle egli stesso raccontò di avere gustato la carne di armadillo “che ha lo stesso sapore e aspetto della carne d’anatra”, quella di uno strano roditore dal colore cioccolato che “ha il migliore gusto che abbia mai assaggiato”, e alcune lucertole che “quando sono cotte, danno una carne bianca, che è apprezzata da quelli che hanno uno stomaco superiore a ogni pregiudizio”.

Sposò sua cugina Emma Wedgwood, della famiglia dei produttori delle famose porcellane che per lui copiò e corresse la stesura definitiva de L’origine della specie la cui lettura la preoccupò non poco per i contenuti scandalosi e imbarazzanti.

Dietro questo grande uomo forse non si celava una grande donna ma, pare, piuttosto una perfetta padrona di casa.

Non è noto a tutti che Madame Darwin compilò un ricettario e che esso oggi, proprio nell’anno delle celebrazioni darwiniane, è disponibile nelle librerie inglesi.

Pubblicato da Weslie Janeway e Dusha Bateson con il titolo Mrs. Charles Darwin’s Recipe Book presso l’editore Glitterati Incorporated al prezzo di 17,99 sterline, offre un compendio di ricette (adattate alla nostra epoca) e di cronaca di vita quotidiana in casa Darwin.

Vi è descritto un ambiente altoborghese frequentato da intellettuali e rallegrato da menù che includevano i grandi piatti dell’epoca vittoriana: il Penally Pudding con funghi alla griglia, il pudding alle mele cotto al forno, la cranberry sauce, la composta di mele e la crema italiana.

Emma era una di quelle donne che tenevano alto il livello della specie con la fermezza della signora elegante e consapevole del ruolo che aveva in società con quel tipo di marito.

Vi consiglio, come dicono gli inglesi, del food for thought, cibo per il pensiero, grazie alla lettura di Preghiera darwiniana di Michele Luzzatto (Raffaello Cortina Editore) che ci propone il lato più spirituale della teoria del Nostro e ci concilia con l’idea di discendere dalle scimmie.

Ma per non lasciarvi a bocca asciutta vi propongo una delle ricette del libro della moglie definita “cibo adatto a quando fa freddo”, ideale in questo febbraio ancora segnato dai venti del nord.

Ragù di montone alla francese (forse perché non è un ragù e perché è di agnello che viene definito da Emma “alla francese”?)

Per il ragù:mezzo cucchiaino di farina, sale e pepe, 700 gr di carne d’agnello sgrassata e disossata e tagliata a pezzettini, un cucchiaino di zucchero, una tazza di acqua, burro per friggere, un ciuffo di prezzemolo tritato, 450 gr di rape pelate e tagliate a dadi.

Preparazione: pre-riscaldate il forno a 160°C. Mescolate la farina con sale e pepe mettendola in un sacchetto di plastica. Inserite nel sacchetto i pezzi di carne d’agnello e scuotendolo fateli infarinare. Mettete il burro in una pentola antiaderente che ponete su fuoco medio. Fate dorare i pezzi di carne. Aggiungete l’acqua e mescolate facendo in modo che nulla si attacchi al fondo della pentola ma che la salsa sia ben amalgamata. Portate ad ebollizione e aggiungete lo zucchero continuando a mescolare per 2 minuti. Ponete il tutto in un recipiente da forno e fate cuocere per circa 40 minuti. Controllate la carne fino a quando non diventa molto tenera. A fine cottura cospargete di prezzemolo. Circa 20 minuti prima di servire cuocete i dadi di rapa a fuoco medio in una pentola antiaderente con un po’ di burro. Fateli dorare stando attenti a non bruciarli. Conditeli con un po’ di sale e pepe e serviteli con l’agnello.

di Luca Glebb Miroglio

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