Cipro


La sagoma si delinea man mano che ci si avvicina, camminando tra ciottoli e terra, buttando lo sguardo oltre un recinto – anch’esso di pietre – dove sono accumulati antichi orci da vino. Pochi passi e la figura quasi cambia colore, illuminata da un sorriso che si fa largo tra le pieghe del volto.

La donna sembra l’unica superstite del villaggio, custode immota dei filari di uva e degli affreschi della minuscola cappella. E’ anch’essa un affresco, che incarna, sintetizzandola, la bellezza e l’essenza del cuore di Cipro: quello che batte dai monti Troodos, parallelo antitetico e complementare del mare di Afrodite e dell’altro affascinante volto dell’isola che da qui sembra tanto distante.

Da Limassol, la strada che sale verso i monti si allontana dalla costa facendosi largo tra terreni calcarei e perciò generosi di acini dolci, e toccando caratteristici villaggi composti di poche case e pochissime persone. Proprio alle spalle del mare e della baia di Episkopi si addentra nella zona del Commandarìa, il rosso più celebre dell’isola. E’ una delle oltre quaranta aree di produzione ed è l’unica a portare il nome del vino dolce, apprezzato con frutta fresca o secca, presente sulle tavole delle corti europee dalla fine del XII secolo, dopo che Riccardo Cuor di Leone (che proprio a Limassol sposò Berengaria) vendette l’isola ai Templari. Fu la passione dei Cavalieri per il vino locale a favorirne produzione e diffusione. Oltre che a suggerirne il nome, che richiama quello dei loro insediamenti ciprioti, le Commanderies.

Fuori delle minuscole osterie, gli uomini si raccolgono attorno a tavoli di legno con un mazzo di carte in una mano e un bicchiere di vino nell’altra, pronti a invitare i passanti a sollevare i bicchieri e ad ascoltare la storia dei grappoli raccolti fatti asciugare al sole prima di essere spremuti e degli orci di fermentazione, che non devono mai essere svuotati perché il nuovo vino possa essere aggiunto al residuo e perché il metodo continui a rispettare la tradizione. Un patrimonio che Cipro ha deciso di valorizzare, progettando itinerari che si snodano lungo le strade del vino (due saranno dedicati alla Commandarìa): un totale di tredici percorsi segnalati da cartelli che guideranno alla scoperta di regioni ancora poco conosciute.

Stretti tra l’affollata costa meridionale dell’archeologia e del turismo e la solitaria costa settentrionale dei borghi di pescatori, i villaggi dei monti Troodos, spina dorsale di Cipro, custodiscono anche numerose cappelle bizantine protette dall’Unesco per i loro affreschi, una sorta di Bibbia iconografica, mantenuta quasi intatta sulle pareti di monasteri e chiesette rurali. Qualcuna sorge isolata, in mezzo a brevi radure tra i boschi, altre sono scavate nella roccia, accessibili solo ai più arditi che sfidano strapiombi e vaghe scale nella pietra. Molte rifulgono della luce diffusa da candelabri d’argento, sono ricche di icone che ornano preziose iconostasi intagliate, alcune sono spoglie, ma non per questo meno belle. Quasi tutte sono frequentate assiduamente da pellegrini che testimoniano lo spirito religioso di questa popolazione che fu tra le prime a convertirsi al cristianesimo.

Quando non sono inaccessibili perché claustrali, i monasteri sono luoghi in cui l’ospitalità si manifesta con l’accoglienza per la notte o con l’invito ad assaggiare antichi liquori. E’ anche per questo, oltre che per la ricchezza dei suoi interni, che ci si ferma a Kykkos, a ridosso della Valle dei Cedri: qui i monaci sono conosciuti in tutta l’isola per la Zivanìa, una specie di grappa locale prodotta secondo un metodo di distillazione tipico dei villaggi montani.

La strada principale serpeggia tra le foreste e indica sentieri secondari da seguire a piedi (quattro tracciati pedonali partono dalla cittadina di Troodos) o in macchina, arrancando su stradine minuscole. E’ proprio seguendo una di queste che si raggiunge la radura in cui si trova uno dei gioielli di Cipro, la chiesetta di Asinou, il cui esterno sobrio e le dimensioni ridotte sono il preludio migliore per scoprirne l’interno. Appena varcata la soglia le proporzioni sembrano moltiplicarsi nello straordinario trionfo di affreschi (del 1106) che ricopre per intero le pareti interne, raccontando per immagini la storia della chiesa.

Come e dove

Cyprus Airways (www.cyprusairways.it, tel. 848.883300) collega Milano Malpensa e Roma con Larnaca, da cui il modo migliore per esplorare l’interno dell’isola è noleggiare un’automobile, ricordando che la guida è a sinistra. Per conoscere la lunga storia della produzione vinicola cipriota e per degustare Commandarìa e Zivanìa si può fare tappa al piccolo Museo del Vino (Cyprus Wine Museum, 42 Paphou street, dalle 9 alle 17 e d’estate fino alle 19) nel villaggio di Erimi, ai piedi dei monti Troodos e a ridosso della baia di Episkopi.

Per informazioni sul calendario delle manifestazioni sull’isola: Ente Turistico di Cipro, a Milano, in via Santa Sofia 6, tel. 02.58303328, www.turismocipro.it

di Carla Diamanti, autrice di Iraq, diecimila anni in mesopotamia

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articolo apparso su LA STAMPA


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