Il vecchio delle ciliege

Il vecchio delle ciliegela storia

Mi ricordo che se ne stava seduto in quell’angolo di giardino per interi pomeriggi assolati. Riparato in una nicchia prodotta dai rami piangenti del salice, stava accoccolato su una sedia in ferro battuto, a difendersi dalla calura estiva.

Portava sempre un cappello con la falda, una camicia bianca sgualcita, resa più graziosa dalle bretelle verdi che sorreggevano i pantaloni pesanti e logori. Avevano un buco al ginocchio destro, ma lui sembrava non curarsene.

Trascorreva ore in quel giardino, seduto ad aspettare..non so chi, non so cosa. Non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo. I miei occhi frugavano affascinati quel viso, dove il tempo non aveva lasciato nessuno spazio per disegnare altre rughe. Gli occhi persi, lontani, a rivivere luoghi esotici..o forse di sangue e polvere.

Io capitavo li per caso, lasciata da una zia per qualche ora. Unico mio passatempo una palla e lui.

Non ci siamo mai parlati, non ce n’era bisogno. Troppi anni colmavano una distanza forse resa più sottile solo da un mezzo sorriso, anzi un beffo.

Unico contatto che mi ha concesso fu l’offrirmi una ciliegia, rossa e matura, già snocciolata e spappolata. La presi ugualmente e la assaporai sporcandomi il mento con il succo.

Aveva davanti due terrine, una piena di ciliege appena staccate dall’albero, e l’altra da riempire con le stesse private del nocciolo. Le prendeva una ad una, ne staccava il picciolo e la foglia e poi le schiacciava fra i polpastrelli grossi e incalliti, fino a romperla per eviscerarla macchiandosi le dita del liquido carminio.

Tutte quelle ciliege servivano alla zia per cucinare torte e marmellate, ma mi chiedevo perchè far eseguire al vecchio quel lavoro. Lui non parlava, non canticchiava, non fischiava nessun motivo..solo quel beffo sulle labbra e gli occhi smarriti, e le ciliege, rovinate con metodo e dedizia.

Il sapore di quella ciliegia ancora mi tempesta la memoria, forse la più buona che io abbia mai mangiato. Zuccherina e soda, intrisa di mistero, quello suscitato dalla vecchiaia in un bambino.Tante volte mi sono chiesta e lasciata trasportare dalla curiosità più ostinata e caparbia su cosa stesse affollando la sua mente, ma nell’ingenuità e ignoranza di piccola donna ancora non potevo sapere che colui che la occupava era un altro mistero, quello di Alzheimer.

Torta di ricotta e di ciliegela ricetta

Impastare velocemente 250 gr di ricotta freschissima, 175 gr di burro freddo tagliato a pezzi e 300 gr di farina. Si otterrà un impasto compatto ed elastico che andrà riposto in frigo una mezz’oretta. Nel frattempo porre sul fuoco una padella antiaderente con 4 cucchiai di zucchero di canna e 2 cucchiai di acqua.

Quando inizia a caramellare aggiungere 400 gr di ciliegie denocciolate e una spruzzata di succo di limone. Continuare la cottura finchè le ciliegie non diventano morbidissime. Riprendere l’impasto e stenderlo in un rettangolo direttamente sulla carta forno ad uno spessore di 2 mm, farcirlo con le ciliegie, facendo attenzione a non scottarvi e aggiungere 100 gr di mandorle tritate a coltello in pezzettini non troppo piccoli. Richiudere la pasta a modello rotolo e infornare a 180° per 20 25 minuti.

di Elga Cappellari per la rubrica Una ricetta, una storia


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