Harry Potter e il principe mezzosangue

In attesa che esca Cinegustologia, saggio del critico cine-gastronomico Marco Lombardi, proseguono su Leggere è un gusto! le anticipazioni di questo nuovo sistema linguistico che permette d’incrociare i suoni e le immagini della settima arte colle opposte categorie del vino: olfattive, gustative e tattili.

Non sono un lettore di Harry Potter, dunque non lo amo. Eh già, perché da quanto mi dicono certi colleghi all’uscita della proiezione stampa dell’Harry Potter di turno, ogni volta il film sottrae delle parti importanti alla pagina scritta, semplificandone altre ed altre ancora banalizzandole. È proprio su questa falsa riga che l’ultimo Harry Potter, quello del principe mezzosangue (penultimo capitolo letterario della saga, e terz’ultimo a livello cinematografico, visto che “I doni della morte” verrà diviso in due), non è piaciuto agli harrypottiani “de fero” (vivo a Roma, e lì i colleghi appassionati del maghetto si definiscono così), mentre i non integralisti della scuola di Hogwarts come me l’hanno invece apprezzato, non condizionati come sono dai riferimenti scomodi della pagina scritta. Il motivo è duplice: in questo Harry Potter ci sono i due ingredienti cinematografici più sicuri, e cioè i pruriti d’amore ed il thriller classico. Riguardo al primo tema Harry Potter ed Hermione e Ron e Ginny si alternano in danze d’amore e corteggiamenti che vanno ben oltre l’adolescenziale, così da riuscire a parlare un po’ al pubblico di tutte le età; per quanto concerne il secondo tema, invece, la scoperta secondo cui il malvagio Voldemort avrebbe custodito, grazie ad un sortilegio di magia nera, le parti della sua anima – divisasi in sette dopo aver ucciso ed ucciso ed ucciso – in altrettanti oggetti, così da preservarla e renderla difficilmente attaccabile. Insomma, se lo schema harrypottiano è più o meno sempre lo stesso (l’antichissima lotta del bene contro il male), in questo episodio viene tratteggiato in maniera più intrigante, come se un vecchio (e meccanico, e industriale) schema narrativo fosse stato rinnovellato, e reso più attraente con degli spruzzi di suadente e misteriosa umanità.

Harry e Silente

Alla luce di ciò “Harry Potter e il principe mezzosangue” mi fa pensare a quei vitigni di sostanza che nel corso degli anni sono stati sviliti dal mercato, cioè dal bisogno di rese eccessive e di sapori tanto globalizzati, quanto privi di identità, e che invece da un po’ di anni a questa parte, cioè da quando vengono coltivati e vinificati con più rispetto, hanno ricominciato ad esprimere loro stessi, riuscendo ad emozionarci con dosi di affettuosa ineffabilità, cioè di mistero gustativo. È il caso di certi Chianti classici (ad esempio quello di Querciabella), come pure di certi Pinot grigi (sempre ad esempio quello di Barollo), che da un po’ di anni – finalmente … – hanno abdicato al marketing internazionale e globalizzato fine a sé stesso in nome del gusto e della propria più “vera” personalità.

di Marco Lombardi


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