L’attendere

L’attenderela storia

Ecco! Ci siamo e lo sapevo… Ho fatto di tutto per arrivare il prima possibile, per evitare questa interminabile coda che mi precede e che vorrà e pretenderà almeno due ore del mio prezioso tempo.

Mi siedo arrabbiata con la mia delusione e inizio a guardarmi intorno. La sala d’attesa è grande con quadri alle pareti che raffigurano in sicure pennellate paesaggi di mare, che aumentano la mia insofferenza nel trovarmi qui!

Dopo alcuni minuti mi fermo a pensare che nella vita si condividono momenti anche lunghi e apparentemente fastidiosi con persone sconosciute.

All’inizio ci si scruta con diffidenza e con un elevato senso di protezione del proprio piccolo spazio. Che ci si trovi in un ufficio, in treno, nell’ambulatorio del dottore gli sconosciuti spaventano.

Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano le altre donne. I bambini guardano curiosi entrambi.

Ci si osserva, dapprima velocemente poi con più accuratezza e ci si sofferma a fantasticare sulle abitudini e sui gusti che hanno le altre persone accanto a te. C’è un uomo che legge il quotidiano alle quattro del pomeriggio…forse non è riuscito a fermarsi prima per apprendere le “ultime” notizie…

Una signora bionda parla concitatamente al telefono. Perde la pazienza e si fa aria con un foglio di carta noncurante dell’aria condizionata che esce a potenza supersonica sopra la sua testa. Mi viene da pensare che chiuderà la telefonata arrabbiata e insoddisfatta.

Una ragazza tiene saldamente la sua borsa. Indossa dei pantaloni bianchi e una casacca di lino nera. Porta delle bellissime scarpe di vernice, che, a guardarle bene hanno il tacco rovinato e consunto… Forse quelle belle scarpe hanno ballato troppo in discoteca…

Passano i minuti di attesa e improvvisamente si iniziano a slacciare le tensioni fra estranei e si innesta la solidarietà di coloro che aspettano il proprio turno. Si ascoltano le discussioni, le domande dei bambini alle quali segue un sincero sorriso, ci si scambia qualche parola fino ad arrivare a parlare tranquillamente di burocrazia, di luoghi di villeggiatura, di come si cucinano le ali di pollo o di quanto è fantasmagorico l’ultimo cellulare!

Ma poi penso…

…Come sarebbe poter vivere la giornata di un’altra persona non preoccupandosi delle sue ansie e problematiche, in quanto non nostre? Provare ad essere qualcun altro per rendersi conto se è più felice di noi? Cosa pensa? Cosa prova? Cosa cucinerà per cena?

Accidenti! Queste domande per ora rimarranno senza una risposta..E’ arrivato il mio turno e non posso farmelo scappare! A casa ho un lavoro che mi attende

Torta di rosela ricetta

Ingredienti:

Per la pasta:

15 gr di lievito birra

1 tazzina di latte 350 gr di farina 00

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di olio evo

50 gr di zucchero

20 gr di burro

1 uovo e 1 tuorlo

Per la farcia:

150 gr di burro morbido di prima qualità

150 gr di zucchero semolato

Preparare il primo lievitino sciogleindo il lievito nel latte tiepido. Aggiungere 100 gr farina, mescolare con un cucchiaio di legno e lasciare riposare venti minuti, coperto.

In una terrina mescolare il burro con lo zucchero, aggiungere il sale, le uova e l olio. Impastare il composto ottenuto al lievitino aggiungendo man mano la farina rimanenete e impastare nella planetaria per dieci minuti (gancio impastatrice, velocità 5). Fromare una palla e lasciare lievitare coperta per due ore e mezza.

Riprendere l’impasto, adagiarlo sul piano di lavoro infarinato, sgonfiarlo con le mani e con il mattarello ricavarne un rettangolo.

Preparare la farcia, mescolando con un cucchiaio di legno il burro e lo zucchero. Spalmarlo sull impasto e procedere all’arrotolamento partendo dal lato più lungo.

Tagliare il rotolo in 8/9 pezzi con un coltello a lama liscia, e adagiarli all’interno dello stampo.

Lasciare lievitare un’altra mezz’oretta buona, e poi infornare a 180° per 40 minuti.

testo e foto di Elga Cappellari


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