Per una piccola storia dell’alimentazione – 1 puntata

Il pasto principale della giornata era la cena. Molto raffinata e varia quella dei ricchi: sulla loro mensa compariva spesso la carne, che veniva arrostita sugli spiedi o bollita nelle pentole, di solito su focolari all’aperto. La più utilizzata non era la carne di vacca o di bue, perché le vacche servivano per il latte e i buoi per il lavoro, ma quella di montone e di volatili come anatre, quaglie, oche, piccioni, gru. Molto raffinate erano le pietanze a base di selvaggina (antilopi, leoni, pantere o anche giraffe e tori selvatici). Il maiale era invece poco apprezzato e lasciato ai poveri. Questi si nutrivano prevalentemente di pappe d’orzo, di pagnotte e gallette di grano, accompagnate da latte, yogurt e soprattutto birra. Così facevano gli operai che costruivano le piramidi e che nella birra vi inzuppavano il pane, preferendola all’acqua, perché l’alcol limitava il proliferare dei germi nel gran caldo. C’erano fabbriche di birra oppure erano le massaie stesse a prepararla prendendo pagnotte d’orzo poco cotte, sbriciolandole e mescolandole con acqua. La poltiglia a base d’orzo così ottenuta veniva lasciata fermentare finché si otteneva una birra chiara e molto torbida, che veniva filtrata prima di poter essere consumata.

Sulle tavole comparivano comunemente pesce, focaccine al miele, porri e cipolle cotti o crudi, fave e lenticchie, saporiti cetrioli ed enormi lattughe, formaggi di pecora e di mucca. Come condimento si usava l’olio di sesamo, e dal 1500 a.C. anche quello d’oliva. Sovente i cibi erano insaporiti dall’aglio.

Pure i fagioli, che erano quelli detti dell’occhio, piacevano molto, ma era proibito mangiarli prima di recarsi al tempio per le ventosità intestinali che potevano diffondere intorno.

Il vino d’uva, dolce, prelibato e costoso, era una bevanda per i soli ricchi, e il segreto per farlo era conosciuto da pochi.

Tutti però, ricchi o poveri, mangiavano con le mani, che poi lavavano in bacinelle di metallo comune o prezioso. La frutta offriva uva, meloni, datteri, fichi, di cui gli Egiziani erano particolarmente golosi. Come dolcificante si usava il miele.

I cibi venivano serviti su bassi sgabelli e piccole tavole, ma nella case ricche si faceva sfoggio di vasellame sontuoso: recipienti di ceramica vivacemente dipinta, coppe impreziosite da gemme, bottiglie di alabastro. Soltanto i faraoni e i grandi sacerdoti però possedevano bottiglie di vetro, che era un materiale rarissimo e carissimo più di ogni altro (pare che una bottiglia di vetro valesse almeno cento pecore).

di Elisabetta Chicco Vitzizzai autrice di A tavola con Scarlett O’hara

La fotografia è di Patrizia


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