La casa di campagna

La fruttiera in ceramica bianca traboccante di uva era sistemata con cura sopra il tavolo di legno in cucina, di lato un raggio di sole la attraversava di netto amplificando i riflessi viola sulle pareti creando un gioco di luci particolare.

I chicchi così illuminati apparivano ancora più carnosi e succosi..sembrava persino che la buccia violacea a stento contenesse la polpa zuccherina tanto era tesa e riscaldata dal sole.

Elena allungò golosamente una mano sui grappoli e si lasciò sedurre da quei frutti dolci e autunnali infatti mentre li mordeva ripensava divertita a quanto si era sporcata le mani pomeriggio precedente a raccoglierli insieme a Marco nel vigneto del nonno dietro casa.

Quella casa oramai abbandonata da tempo continuava a vivere sebbene desolata con i suoi grandi muri bianchi, spessi come macigni che la isolavano dal caldo estivo e la proteggevano dal gelo dell’inverno. Le grandi finestre basse con le scuri di legno ormai marcito erano come occhi su quella campagna rigogliosa e silenziosa. Elena ci aveva vissuto da piccina in quei campi, correndovi nelle lunghissime giornate di agosto, vi aveva riso durante le partite a carte con il nonno e vi aveva sognato ascoltando le sue avventure di una vita.

Adesso quella casa era li che la accoglieva in un tramonto caldissimo offrendole grappoli carichi di uva come dono di benvenuto.

Come poteva non essere riconoscente?

La natura la aveva avviluppata in un abbraccio tenero come il ricordo che la attraversava, i vigneti, gli alberi abbandonati dalle cure amorevoli del loro contadino.

Un lago di fichi maturi e spappolati caduti al suolo emanavano un forte odore acre che la stordiva e la portava lontano dai ritmi frenetici della sua vita in città.

Aveva fatto bene a tornare a calpestare quel selciato perché aveva bisogno di trovare una fonte di respiro che le riempisse di nuovo il corpo di energia. Era stata la scelta giusta, lei in quella casa avrebbe dovuto continuare il suo cammino insieme a Marco, insieme all’uva.

Suo marito stava raccogliendo con un rastrello le foglie cadute davanti all’uscio. Tantissime foglie sottili, profumate e colorate che producevano uno scricchiolio mentre venivano mosse.

Elena si avvicinò tirando fuori dalla borsa la macchina fotografica e scattò quella che sarebbe stata la prima immagine appesa ai grossi muri bianchi della casa del nonno, oramai sua.

Gelatina di Uva fragola (Dosi per 1 vasetto)

500 gr di uva fragola

1/2 bicchiere di acqua

160 gr di zucchero bianco

Preparare l’uva staccando i chicchi dai raspi, passarla sotto l’acqua corrente e sistemarla in una pentola dal fondo spesso insieme all’acqua. Accendere il fuoco e cuocere mescolando per una decina di minuti abbondanti.

Raccogliere l’uva e sistemarla in un setaccio sopra una pentola pulita e con il cucchiaio “pigiare” affinchè si possa raccogliere più succo possibile. (In ultima fase io mi sono aiutata anche con un batticarne).

Aggiungere nella pentola lo zucchero e portare a bollore, cuocendo per minimo dieci minuti o comunque finchè non assume una consistenza più densa e lucida.

Facendo attenzione a non scottarsi, perchè il liquido continuerà a bollire anche fuori dal fuoco, rovesciarlo in un barattolo di vetro, precedentemente sterilizzato, chiudere e rovesciare sul tappo.

Una volta raffreddata la gelatina è gia pronta per il consumo.

di Elga Cappellari

la fotografia è di Nel ventre della balena


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