Carmina Burana


Carmina Burana, la cui grande fortuna è derivata dall’orchestrazione moderna di Carl Orff (1937), sono una raccolta di quasi 200 canti medievali del XII e XIII sec. conservati fino al 1803 nell’abbazia bavarese di Benedikbeuren (l’antica Bura Sancti Benedicti, da cui il codex buranus) e poi trasferiti, in seguito all’edito napoleonico di confisca di molti beni ecclesiastici, nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera. Da qui l’inizio della loro diffusione. La raccolta di questi testi, scritti in latino e in parte in tedesco antico, è divisibile in tre gruppi: una prima sezione comprende quelli di carattere satirico e morale, una seconda è dedicata all’amore terreno, una terza contiene una quarantina di canti bacchici e conviviali.

In questi viene esaltato il vino, il gioco e la dimensione sociale della taverna. In tale microcosmo il vino diventa il mezzo per la liberazione dagli affanni quotidiani, il veicolo di un piacere generale esaltato dal canto corale. Ad una lettera più approfondita emergono fitti rapporti con la letteratura sacra in una continua operazione parodizzante. Viene presentato il canto più noto (grazie alla splendida versione orchestrata), anche nella versione originale.

I

In taberna quando sumus

Non curamus, quid sit humus,

sed ad ludum prosperamus,

cui semper insudamus,

quid agatur in taberna,

ubi nummus est pincerna,

hoc est opus, ut queratur,

sed quid loquar, audiatur.

Quando siamo all’osteria / non ci importa più del mondo, / ma incominciamo a giocare / e non la smettiamo più. / Che cosa si faccia all’osteria, / dove il denaro si muta sempre in vino, / è giusto che si sappia; / ascoltate dunque ciò che vi dirò.

II

Quidam ludunt, quidam bibunt,

quidam indiscrete vivunt.

Sed in ludo qui morantur,

ex his quidam denudantur,

quidam ibi vestiuntur,

quidam saccis induuntur.

Ibi nullus timet mortem,

sed pro bacho mittunt sortem.

C’è chi gioca, c’è chi beve, / c’è chi vive in malo modo. / Ma tra quanti si accaniscono nel gioco / c’è chi resta tutto nudo, / c’è chi invece si riveste / e chi si copre con dei sacchi. / Qui nessuno ha paura della morte, / ma giocano tutti ai dadi per vincere da bere.

III

Primu pro nummata vini:

ex hac bibunt libertini.

semel bibunt pro captivis,

post hec bibunt ter pro vivis,

quater pro christianis cunctis,

quinquies pro fidelibus defunctis,

sexies pro sororibus vanis,

septies pro militibus silvanis,

Dapprima fanno un brindisi / per la vincita nel gioco, / i dissoluti incominciano così; / bevono quindi per tutti i prigionieri / e poi una terza volta per i vivi, / la quarta per tutti i cristiani, / la quinta per i fedeli ormai defunti, / la sesta per le suore vanitose, / la settima per i cavalieri erranti,

IV

Octies pro fratribus perversis,

novies pro monachis dispersis,

decies pro navigantibus,

undecies pro discordantibus,

duodecies pro penitentibus,

tredecies pro iter agantibus.

Tam pro Papa quam pro Rege

bibunt omnes sine lege.

ll’ottava per i frati scappati dal convento, / la nona per i monaci vaganti, / la decima per tutti i naviganti, / l’undicesima per quanti sono in lite, / la dodicesima per tutti i penitenti, / la tredicesima per quanti sono in viaggio; / tanto per il papa quanto per il re / bevono tutti senza far distinzione.

V

Bibit hera, bibit herus,

bibit miles, bibit clerus,

bibit ille, bibit illa,

bibit servus cum ancilla,

bibit velox, bibit piger,

bibit albus, bibit niger,

bibit constans, bibit vagus,

bibit rudis, bibit magus,

Beve la dama e beve il signore, / beve il cavaliere e beve il chierico, / beve questo e beve quella, / beve il servo con l’ancella, / beve il lesto e beve il pigro, / beve il bianco e beve il nero, / bevono il deciso e l’incostante, / bevono il dotto e l’ignorante

VI

bibit pauper et egrotus,

bibit exul et ignotus,

bibit puer, bibit canus,

bibit presul et decanus,

bibit soror, bibit frater,

bibit anus, bibit mater,

bibit ista, bibit ille,

bibunt centum, bibunt mille.

bevono il povero e il malato, / bevono l’esule e l’ignorato, / bevono il giovane e l’anziano, / bevono il vescovo e il decano, / bevono la sorella e il fratello, / beve la donna con la madre, / beve questa e beve quello, / bevono in cento, bevono in mille.

VII

Parum sexcente nummate durant,

cum immoderate bibunt omnes sine meta.

Quamvis bibani mente leta,

sic nos rodunt omnes gentes,

et sic erimus egentes.

Qui nos rodunt confundantur

et cum iustis non scribantur.

Durano poco sei denari, / quando bevono tutti / senza porsi nessun limite, / anche se bevono con animo gioioso. / Così tutti ci denigrano / e non ci offrono mai nulla. / Chi ci disprezza sia castigato / e non venga ricordato fra quanti sono onesti.

Giovanni Casalegno

Bibliografia: Carmina Burana, a cura di P. Rossi, Milano, Bompiani, 1995


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