I Nomi divini e il Profeta alla luce del sufismo



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Prima edizione e traduzione in lingua occidentale di uno dei trattati maggiori di ‘Abd al-Karīm al-Ğīlī (m. 1408 d.C.), seguace di Ibn ‘Arabī (m.1240 d.C.) e figura di primo piano nel sufismo.

Il testo – scritto agli inizi del XV secolo tra la Palestina e lo Yemen, pochi anni dopo la stesura dell’Insān al-kāmil, “L’Uomo universale” – affronta un motivo cardine dell’intellettualità islamica premoderna, e cioè la riflessione sui Nomi divini e, in modo particolare, sui 99 Nomi “più belli”. Attraverso questi, infatti, il teologo parla di Dio, descrivendone qualità e attributi; il filosofo spiega l’origine del mondo e adatta il sistema neoplatonico al concetto religioso di creazione; il maestro sufi accenna al mistero del rapporto tra l’Assoluto e il mondo, l’Uno e il molteplice. L’iniziato e l’asceta contemplano i Nomi divini per la purificazione dell’anima; il predicatore, spronando i comuni fedeli a una condotta virtuosa, li minaccia e li rincuora evocando, a un tempo, l’Ira e la Misericordia, qualità che descrivono Nomi divini. E ancora, di Nomi divini son fatte le invocazioni del credente, spontanee o codificate dalla tradizione, e sul ricordo costante di essi poggiano i riti del sufismo.

L’opera non si limita a descrivere Nomi e qualità divine, ma affronta anche l’aspetto “pratico”, e cioè della loro realizzazione cosciente e attiva nell’uomo, e la possibilità per quest’ultimo di poter elevarsi dalla condizione d’individuo, soggetto al divenire, e ricongiungersi all’Assoluto.

Al fine di rendere più chiari tali concetti e, soprattutto, trovarne conferma e legittimità nella tradizione islamica, Ğīlī ripercorre alcuni episodi della biografia di Muḥammad, interpretando ciascuno di essi come un “effetto” della realizzazione spirituale di una determinata qualità divina.

Così, d’un tratto, la biografia profetica assume tinte del tutto inusitate per il comune lettore occidentale quanto, forse, per il musulmano contemporaneo che ha poca familiarità con la dimensione esoterica della propria religione. Non soltanto gli aspetti della vita profetica più noti, ispirati a misericordia o a severità, ma anche aneddoti che possono sembrare bizzarri o poco significativi per la mentalità moderna, acquistano pienezza di senso per Ğīlī, il quale è in grado di coglierne l’universale, al di là della minutezza degli eventi e delle inevitabili limitazioni dettate dal contesto storico e culturale.

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