I libri, materiale per crescere (I parte)

Nell’intervista all’autrice Elisa Mazzoli, apparsa in Vita dell’infanzia, la rivista dell’Opera Nazionale Montessori, si parla dell’importanza dei libri nei primissimi anni di vita.

«Una volta a Cesenatico, in riva al mare, capitò una giostra. Aveva in tutto sei cavalli di legno e sei jeep rosse, un po’ stinte, per i bambini di gusti più moderni».
Incipit di La giostra di Cesenatico da Favole al telefono di Gianni Rodari


Elisa, perché autrice e narratrice di libri per bambini dopo una laurea in Scienze politiche?

Sono da sempre un’accanita lettrice e inventrice di storie.
Però non avrei mai pensato che sarebbe potuto diventare un mestiere. Vivo in un paese di albergatori e marinai e quindi il futuro, si pensava nel turismo. Ero una bambina quando c’è stata la folgorazione con le Favole al telefono di Gianni Rodari, dove ho letto il nome del mio simpatico paese sul mare Adriatico: Cesenatico. E quindi ho pensato: “Ma che bello! Tutti i bambini d’Italia, possono leggere le storie che riguardano il mio piccolo paese”. E così anche io ho voluto raccontare le mie avventure e ho iniziato a inventare storie.

Nel frattempo, ho proseguito i miei studi al liceo scientifico-linguistico sperimentale. Ho frequentato Scienze politiche perché, fra quelle logisticamente più raggiungibili, era la facoltà più vicina alle mie attitudini; in famiglia c’era la necessità di non andare lontano per motivi economici. Poi mi sono accorta, all’interno di Scienze politiche, che la sociologia mi appassionava e quindi la tesi è stata sul tempo libero.

Dopodiché ho sentito la necessità di prendere anche il diploma alle magistrali, sostenendo l’esame come privatista.
Nel frattempo ho cominciato a scrivere tante storie che sottoponevo, sia a un’amica che leggeva, sia a insegnanti che poi mi aprivano le porte delle scuole. Quindi ho avuto questo grande campo di allenamento: la scuola, i bambini.
Il primo editore è arrivato subito dopo il conseguimento della laurea e da lì non mi sono più fermata anche perché i bambini davano una risposta molto viva al mio lavoro.

Leggere insieme nei primi tre anni di vita è una delle cose più importanti che i genitori possano fare con il proprio bambino, che inizia a esplorare e conoscere il mondo.

Oramai l’importanza della lettura per la crescita intellettuale ed emotiva del bambino è chiara alla maggior parte degli adulti ma, nel particolare, quando iniziare e come comportarsi in questa avventura?
Si inizia da subito.
Abbiamo a disposizione tantissimi libri per bambini piccoli, per bebè lettori, come li chiamano, anche se io parlerei di individui che hanno delle capacità, delle competenze di lettura, che spesso vengono fraintese dagli adulti, che assimilano erroneamente tale attività a una lettura esclusiva di parole e non di immagini.

I bimbi, sin da subito, sanno leggere le immagini e hanno l’opportunità, con i libri giusti, di poter crescere bene nella e con la lettura per voce di mamma e papà.
È proprio da questa lettura a voce alta che parte la storia di questo potentissimo sviluppo, in quel periodo della vita in cui i bambini iniziano a stare seduti e cominciano a mettere a fuoco con la vista.
Questo è il periodo in cui ci sono leve da sfruttare: voce di mamma e papà; immagini o fotografie di bambini che fanno delle cose magari con oggetti facilmente riconoscibili e legati al loro vissuto quotidiano; poche parole con suoni piacevoli, rime che coccolano e che rassicurano; nomi di cose che danno ordine alla mente del bambino, sia alle sue emozioni che al mondo circostante; pochi sfondi, con campiture nitide e nette, nei quali il bambino possa riconoscere la figura e po dall’età di circa otto mesi è capace di attenzione condivisa, allora il libro diventa fondamentale.

Il bambino è in grado di seguire un oggetto richiamato alla sua attenzione dall’adulto di riferimento quindi, quando l’adulto indica qualcosa, il piccolo prova interesse, volta il suo sguardo e cerca dove la mamma e il papà gli dicono. Allora il libro indicato dal dito e letto dalla voce dei genitori può veramente essere una leva importante per aiutare il bimbo a conoscere il mondo e a conoscere se stesso.


Il leone verde Piccoli è la nostra collana di illustrati rivolta alla prima infanzia: libri cartonati e illustrati, storie e poesie da condividere con i piccoli già durante la gravidanza, per crescere insieme e rafforzare il legame familiare. Uno strumento efficace per migliorare la comunicazione con i piccoli e aiutarli a esplorare il proprio mondo interiore.


Hai toccato due tematiche importantissime in Montessori: il periodo sensitivo dell’ordine, che non è soltanto ordine esterno ma soprattutto ordine interno e il bagno di realtà che il bambino piccolo deve fare per conoscere il mondo e dunque: quanta realtà e quanta fantasia deve essere presente in un libro per bambini di 0-3 anni?

Questo è uno degli argomenti che crea un grande dibattito tra gli addetti ai lavori e fra me e i miei colleghi perché spesso mi trovo in tavole rotonde con chi si occupa di questa grande missione di lasciare sbocciare l’infanzia e mi viene detto: “Nei tuoi libri c’è molta fantasia nel linguaggio, rime e quant’altro, ma non nelle immagini. Perché devi essere per forza legata a questa quotidianità? Si vede che sei mamma!”.
Ma non è questo, assolutamente. Io penso di avere la consapevolezza di quelli che sono i bisogni dei bambini. Non li conosco uno per uno i bambini del mondo, ma penso che loro abbiano delle necessità che sono sicure, certe, che sono appunto quelle di avere la solidità di una mamma e un papà alle spalle e avere la possibilità di conoscere il mondo e di nominarlo con chiarezza, con ordine.

Ci sono dei libri elencatori che presentano nomi in successione, ma molti non li scelgono perché pensano che da questi i figli non imparino, non apprendano.
Quindi mirano a un libro più brillante, più ricco di elementi, più pieno di parole. Non è così, questa purtroppo è una rivelazione per molte persone.

I bambini piccoli hanno bisogno di realtà, di quotidianità.
Il libro è l’oggetto “principe”, ma il re è il reale, è il mondo.


Con altro nome, libri elencatori, hai descritto l’importanza delle nomenclature montessoriane le quali rispondono efficacemente al bisogno inconscio del bambino di acquisire parole nuove; bisogno definito in maniera molto esplicativa con l’espressione fame di parole.

Ma certo, circa il 70% dei bambini che arrivano alla scuola primaria non ha sperimentato abbastanza giocando con libri che riportano nomenclature; ne consegue una difficoltà di operare inferenze, cioè di decifrazione e collegamenti fra immagini. Il bambino che ha libri elencatori a disposizione, in quella fascia di età sensitiva dell’ordine, sarà un bambino che avrà una consapevolezza molto sviluppata della differenza tra la realtà e la fantasia e saprà poi viverle entrambe, senza perdersi e confondere l’una con l’altra.


A questo proposito, in un mondo sempre più vicino al virtuale e al digitale, e di contro distaccato dal reale e dunque dal cartaceo, cosa ne pensi della lettura su ipad, oppure di video o registrazioni vocali che sostituiscono la figura adulta nella narrazione di una storia?

Poco tempo fa ero presente a una rassegna letteraria intitolata “Con un libro mi libero” dove si parlava anche di questi argomenti. Riflettevo sul fatto che con un libro mi libero ma con Alexa, l’assistente vocale non mi libero per niente. Io penso che la carta sia importante perché è proprio quella materia che permette al cervello del bambino di fare dei passaggi, delle connessioni insostituibili. Inoltre, la successione delle pagine da sfogliare ordina la mente e in tale attività subentra la manualità fine, la coordinazione oculomanuale.

Penso che l’oggetto libro nella nostra società occidentale sia fondamentale, perché è uno scrigno che il bambino riconosce dopo un po’ che ci ha giocato, dentro al quale c’è un tesoro di cose da apprendere, di cose da scoprire stando bene, provando piacere e attraverso il quale anche il genitore, l’adulto che glielo porge si rilassa.
Quindi quando arriva quell’oggetto io sto bene, mamma e papà stanno bene, tutti stiamo bene, condividendo una stessa esperienza.


Per condividere questa esperienza che poi permette di rafforzare la relazione adulto-bambino in maniera esclusiva e intima, vi sono momenti della giornata e luoghi più idonei di altri per leggere con i bambini. È dunque auspicabile creare delle ritualità di tempo e spazio intorno alla lettura.
Cosa puoi aggiungere in base alla tua esperienza?

Ci sono dei luoghi che possono esser legati a delle routine e anche dei momenti particolari: ho notato, per esempio, che nel momento della digestione, la propensione dei bambini a fare dei giochi con le parole o con le immagini è più marcata.
Questo l’ho osservato anche quando fa molto caldo. In estate, a Cesenatico, abbiamo il vento libeccio e quando arriva sappiamo che, sia i bambini che gli animali, possono diventare più irrequieti, ma se noi utilizziamo la narrazione di storie e anche i libri, succedono cose meravigliose e quindi può essere una crisi che ti porta invece a vedere un’opportunità attraverso la lettura.
Altro momento propizio in cui introdurre una voce che narra è quello dell’addormentamento.

E poi non terrei una griglia stretta: ogni qualvolta il bimbo ne ha piacere; l’importante è mettergli a disposizione delle letture, quelle giuste, non troppe in un punto della casa che lui possa raggiungere liberamente.

CONTINUA


Intervista a Elisa Mazzoli a cura di Martina Crescenzi
in Vita dell’infanzia, Gennaio/Febbraio 2020, Anno LXIX, n. 1/2, pp. 58-64
Rivista dell’Opera Nazionale Montessori


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