Poet’s corner. La poesia a tavola in giro per il mondo


Aprile, infatti, è il National Poetry Month, il mese nazionale della poesia, negli Stati Uniti e così lo celebra l’Union Square Café: ogni giorno, tutti possono declamare poemi propri o di autori famosi.

Il general manager ha portato questa usanza dalla Gramercy Tavern al 42 east, 20th street, dove lo staff legge poesie durante ogni pasto prima di iniziare il servizio.

Negli anni novanta il manager del tempo di questa classic american tavern si ispirò alle letture dell’Inferno di Dante che si fanno presso la Cattedrale di St. John the Divine al 1047 della Amsterdam Avenue ogni Giovedì Santo nel periodo pasquale.

Ristoranti che coniugano poesia, letteratura e cibo? Ma non è una novità. Almeno per noi italiani.

Infatti, tra premi letterari che portano il nome di liquori e di grappe, svetta il premio più antico d’Italia, il Bagutta che risiede proprio nello storico ristorante dell’omonima via milanese.

Fondato nel 1926 ha premiato autori come Carlo Emilio Gadda, Vitaliano Brancati, Primo Levi, Italo Calvino, Sandro Penna, Natalia Ginzburg, Alberto Arbasino, Giorgio Bassani e Leonardo Sciascia per citarne solo alcuni. L’atto costitutivo del premio è affisso alla parete del locale insieme a tanti ritratti e quadri e il menù proposto rimane fedele alla tradizione della tipica trattoria italiana con prezzi un po’ troppo elevati e una qualità che si è nel tempo adattata al gusto dei turisti di passaggio.

La poesia a tavola non è solamente un piacere dei palati moderni e si sa che sin dai tempi più antichi declamare sonetti o leggere novelle era il giusto corollario a banchetti e tavolate. Luchino Visconti nel film Ludwig ha descritto fedelmente la perfida tortura intellettuale e paranoica che il re bavarese inflisse al povero attore di origine ungherese Joseph Kainz obbligandolo a seguirlo ovunque, compreso a tavola, per sentirlo sempre declamare versi del teatro classico.

Distrutto e stanco quando finalmente il re gli permette di mangiare egli si butta letteralmente sulla tavola imbandita che nel castello di Linderhof veniva apparecchiata nelle cucine sottostanti e poi sollevata meccanicamente nella sala da pranzo del sovrano.

La poesia non è solo quella nobile dei grandi classici ma è anche la tradizione dell’oralità popolare.

Se si va a Sant’Elpidio a Mare si può provare un’esperienza molto antica : l’incontro enogastronomico culturale in vernacolo dal titolo Come se parla se magna.

Fortunatamente è solo un detto popolare perché ad ascoltare attentamente i cuochi internazionali, vere e proprie star intervistate ovunque, si può temere per il proprio stomaco: la genuinità dei cibi infatti non esclude la creatività e una certa raffinatezza, mentre purtroppo la grammatica non accompagna quasi mai i geni dei fornelli.

Altre esperienze di poesia nel ristorante ci portano in quel di Albano Laziale dove, nel 2007, un ristorante, La Volpe e l’Uva ha persino bandito un concorso di poesia haiku, che, come recita il bando, è una forma poetica orientale strutturata in 17 sillabe suddivise in tre versi di 5-7-5 sillabe… mah!

Voglio concludere questo breve giro turistico tra le follie del palato poetico in un luogo mistico e delizioso, al ristorante e salon de thé parigino 1728, all’8 della rue d’Anjou, dove la direttirce Yang Lining offre ai suoi ospiti l’esperienza antica dell’arte musicale cinese, della poesia e della calligrafia nonché della foglia di tè tratta dalla tradizione del grande Paese asiatico.

Cibo per lo spirito, dunque; ma come dicevano i latini è bene ricordare che Verba non alunt familiam² quindi la formula poesia e ristorante è proprio vincente!

Luca Glebb Miroglio

Note:

¹ Le cose non cambiano mai o cambiano piuttosto tardi che prima/ Come i calamari, il Billecart, il filet mignon e il tonno!

² Le parole non nutrono una famiglia

Credits: Foto di Luca Glebb Miroglio – Weimar 2007


Una replica a “Poet’s corner. La poesia a tavola in giro per il mondo”

  1. Marina MIROGLIO ha detto:

    Leggo e scopro con piacere la sua passione. Parlare di “cultura del cibo” e “cultura e cibo” mi sembra ben rappresentare il suo lavoro. Nel mio caffè cerco umilmente di associare i due… ultimi in data gli “Apericena in latino”, una maniera ludica e dotta di “ritrovare il nostro latino”. Spero di avere il piacere di accoglierla nel mio caffè, l’unico “caffè torinese” di Parigi, e di offrirle un… Bicerin ? Marina

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