Per una piccola storia dell’alimentazione – 4 puntata


    Gli Etruschi, come sappiamo, vivevano in un’ampia zona dell’Italia, corrispondente all’attuale Toscana e al Lazio settentrionale, allora ricca di boschi e paludi, di altipiani e torrenti scavati nel tufo.

    Erano agricoltori, ingegneri esperti nelle opere di bonifica dei terreni paludosi come l’attuale Maremma, artigiani di qualità, specializzati nella produzione di vasi di ceramica, tessuti di lino, armi e oggetti di bronzo e di ferro, commercianti e pirati che assalivano le navi greche e fenicie lungo le rotte del Mediterraneo. Gli schiavi, per lo più prigionieri di guerra, ma anche debitori insolventi ed immigrati poveri, lavoravano come addetti al servizio domestico, al lavoro agricolo e all’estrazione dei metalli nelle miniere dell’Elba.

    Le città etrusche erano circondate da una campagna fiorente con tanti campi di grano, orti, frutteti, filari di viti.

    Gli alimenti più comuni erano le pappe e le focacce di cereali. Non si conosceva il pane lievitato.

    A questi cibi si accompagnavano legumi, ortaggi e salse realizzate pestando e triturando erbe aromatiche. I pasti prevedevano eventualmente anche uova, formaggi, latte. Di largo consumo era la frutta come mele, fichi, nocciole.

    La carne invece era mangiata solo in occasione delle feste religiose, quando si sacrificavano maiali e agnelli.

    I bovini erano utilizzati quasi esclusivamente per il lavoro dei campi e la produzione del latte.

    I signori, quando non erano occupati nelle guerre, si dedicavano alla caccia nelle vaste brughiere e in palude. La selvaggina uccisa veniva cucinata e insaporita con l’origano, il rosmarino, il silfio, l’alloro.

    Anche il pesce compariva sovente sulla tavola.

    Per imitazione dei Greci si diffuse pure tra gli Etruschi il simposio, momento fondamentale nella vita dell’aristocrazia. Nei conviti le donne (cosa che non avveniva in Grecia) si sdraiavano insieme ai loro mariti sui letti, accanto ai quali venivano collocati tavolini rotondi che recavano le vivande. La presenza delle donne nei banchetti era considerata scandalosa dagli altri popoli.

    A differenza dei Greci, che bevevano vino annacquato, gli Etruschi lo consumavano puro e anche le donne erano libere di bere. Il vino etrusco era d’altronde meno zuccherino e di minore gradazione alcolica rispetto a quello greco. Per bere il vino si usavano tazze dai lunghi manici. Cucchiai, piatti, brocche, olle, coppe, vasi completavano il corredo della tavola. Le scene di vita dipinte nelle tombe delle famiglie più ricche e potenti ci mostrano il momento del banchetto, con i commensali ornati di ghirlande sul capo e al collo, che mangiano sdraiati in coppia su divani coperti di tappeti e cuscini ricamati.

    Giocolieri, musici, ballerini allietavano il convito.

    Di Elisabetta Chicco Vitzizzai

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